Domenica, 22 Ottobre 2017

BUFALA E DISINFORMAZIONE L’Invasione: Le donne marocchine: “Dateci una spiaggia vietata agli uomini” – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti una notizia dal titolo Le donne marocchine: “Dateci una spiaggia vietata agli uomini”, ulteriormente resa allarmistica dal tag l’Invasione targata iNews24 Alcune donne di origine marocchina hanno fatto sapere direttamente  da Tangeri di una campagna per ottenere dal governo e dal sindaco, come riporta La Stampa, una “spiaggia senza uomini per […]

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Ci segnalano i nostri contatti una notizia dal titolo Le donne marocchine: “Dateci una spiaggia vietata agli uomini”, ulteriormente resa allarmistica dal tag l’Invasione targata iNews24

Alcune donne di origine marocchina hanno fatto sapere direttamente  da Tangeri di una campagna per ottenere dal governo e dal sindaco, come riporta La Stampa, una “spiaggia senza uomini per poter nuotare in conformità con la legislazione islamica che impedisce alle donne di mostrare in pubblico parti del proprio corpo“.

Le donne hanno postato un’immagine su Facebook che mostra alcune di loro vestite con il chador che saltano sulla sabbia di una spiaggia assolata. Le donne di Tangeri inoltremaffermano la necessità “di un posto dove rilassarci senza mischiarci agli uomini“. Questa richiesta è legata soprattutto “all’aumento allarmante di molestie sessuali nelle strade“. Dietro questo c’è anche un aspetto ideologico: una maggior presa di coscienza di Tangeri come “città conservatrice dove anche nelle feste e nei matrimoni donne e uomini restano separati“.

Ma come la pensano i sindaci italiani? Proprio l’anno scorso, di questi tempi, il sindaco di Imperia a riguardo disse: “La parola integrazione significa integrarsi in una nazione adottando gli usi e i costumi di quest’ultima, cosi come accade da molto tempo in luoghi che hanno avuto immigrazione di massa prima di noi. Penso che si un processo naturale che avvenga spontaneamente senza bisogno di forzature normative e quindi non firmerò nessuna ordinanza”. Parola del sindaco Carlo Capacci, manager giramondo che ha conosciuto appunto costumi e usanze anche dall’altra parte dell’Oceano. “Ordinanza inutile” ripete senza troppi giri di parole.

Cosa possiamo dire? Possiamo lamentare il fatto che questo articolo non segue alcuna regola del giornalismo responsabile, deformando la notizia in modo grottesco ed attirando gli inevitabili indinnati che sciamano come mosche.

Il giornalismo responsabile si basa sulla regola delle 5W: Who, When, What, Where and Why, ovvero dal concetto base che il lettore di media intelligenza, e non l’indinniato a cui basta esibire il titolone con la parola INVASIONE e mostrare la foto di uno straniero a caso per condividere come se non ci fosse un domani, dinanzi ad una notizia ha bisogno di cinque elementi per orizzontarsi:

  1. Chi
  2. Quando
  3. Cosa
  4. Dove
  5. Perchè?

In questo articolo, un riassuntino di articoli del 2015 targati La Stampa e Il Giornale (che a sua volta fa riferimento a La Stampa), nel riassumere sono saltati ben tre dei cinque elementi, ed il terzo elemento, il “cosa” è stato artefatto e munito di un Perché indinniante.

«Vogliamo una spiaggia senza uomini». E’ un gruppo di donne marocchine a lanciare a Tangeri la campagna per ottenere da sindaco e governo un «posto dove andare al mare» per «poter stare sulla spiaggia e nuotare in conformità con la legislazione islamica che impedisce alle donne di mostrare in pubblico parti del proprio corpo».

Per illustrare la richiesta il gruppo ha postato su Facebook l’immagine di alcune donne vestite con il chador su una spiaggia assolata. La richiesta dà voce agli ambienti più conservatori del Marocco dove non vige una politica di separazione dei sessi nei luoghi pubblici e non è raro vedere donne in bikini sulle spiagge. Tale atmosfera di tolleranza per i costumi occidentali spiega perché il turismo resta una delle principali fonti di entrate per il Marocco – con un aumento degli arrivi dell’8 per cento dal 2010 – mentre altri Paesi arabi, dall’Egitto alla Tunisia registrano forti arretramenti di arrivi ed entrate.

La campagna sui social network a favore di una spiaggia «per sole donne», riportata dalla tv Al Arabya, trova consenso in alcuni dei messaggi postati su Facebook (ha già raccolto 5.066 like) : da chi afferma «noi donne abbiamo bisogno di un posto dove rilassarci senza mischiarci agli uomini» alle lamentele su «l’aumento allarmante di molestie sessuali nelle strade» fino alla difesa di Tangeri come «città conservatrice dove anche nelle feste e nei matrimoni donne e uomini restano separati».

Esaminiamo quindi l’articolo reale de La Stampa alla luce del giornalismo responsabile:

  1. Chi: Un gruppo di donne di Tangeri
  2. Quando: Nel 2015
  3. Cosa: Chiedevano una spiaggia a loro destinata per poter usare i loro costumi tradizionali e dove fosse inibito l’accesso agli uomini
  4. Dove: In Marocco. Sottolineiamo: in Marocco, a Tangeri
  5. Perchè: Perché le donne adducevano la mancanza di spazi dedicati alle usanze locali, dichiaravano che uno spazio interdetto agli uomini avrebbe diminuito le molestie, che Tangeri è una città conservatrice e che sebbene il turismo occidentale fosse in aumento era stato registrato un netto calo del turismo Medio-Orientale che uno spazio dedicato avrebbe risolto.

Nessuna invasione, nessun pericolo, e, addirittura, siamo di fronte ad una bufala Megazord che combina in sé ben due notizie: una disinformazione ed una bufala.

La seconda parte dell’articolo perverte infatti in toto il senso delle affermazioni del Sindaco di Imperia, che nel 23 Agosto del 2016, in coordinate quindi di tempo e spazio distanti rifiutò di varare divieti di burkini lasciando quindi al singolo la piena libertà di autoregolamentarsi.

“La parola integrazione significa integrarsi in una nazione adottando gli usi e i costumi di quest’ultima, cosi come accade da molto tempo in luoghi che hanno avuto immigrazione di massa prima di noi. Penso che si un processo naturale che avvenga spontaneamente senza bisogno di forzature normative e quindi non firmerò nessuna ordinanza”. Parola del sindaco Carlo Capacci, manager giramondo che ha conosciuto appunto costumi e usanze anche dall’altra parte dell’Oceano. “Ordinanza inutile” ripete senza troppi giri di parole.

Imperia tutt’altro che bacchettona rispetto alla vicina Costa Azzurra. Colleghi sindaci di Carlo Capacci hanno adottato le stesse misure decise dal primo cittadino di Cannes. Burkini vietato e donne musulmane costrette ad emigrare in Italia e più precisamente in Riviera se vogliono fare il bagno senza essere multate.
Tolleranti a Imperia, ma anche ad Alassio. “Sono contrario al burka ma non vieterò il burkini: in questo momento servirebbe solo ad alimentare le tensioni”, parola di Enzo Canepa, il sindaco di Alassio dove per tre settimane è stata ospite una principessa saudita Nouf Nint Abdullah al Saud.  (nella foto sotto una donna musulmana nel mare di Alassio davanti al molo Bestoso ndr)

Non solo dunque le parole del sindaco Carlo Capacci non si riferivano in alcun modo alla creazione di “spiagge solo per donne”, ma tendevano anzi, al contrario, a dichiarare che il sindaco non avrebbe interferito con la libertà dei singoli di scegliere tra costume da bagno, burqini o altro a colpi di carte bollate, ma siamo di fronte a due articoli incollati posticciamente per dare l’illusione che il Sindaco Capacci abbia fornito un endorsement che non esiste.

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