Martedì, 21 Novembre 2017

NOTIZIA VERA Dino Maglio, stupratore seriale: salgono a 16 le vittime del carabiniere

Ci segnalano un articolo pubblicato l’11 settembre 2017 su Notizie.it: Dino Maglio è un carabiniere balzato agli onori della cronaca per essere uno stupratore seriale. Nella sua rete sono finite ben 16 vittime. L’inchiesta La Squadra Mobile giunse nella sua casa ad Arcella, pensava si trattasse solo di un caso e lui non fosse responsabile. Nessuno immaginava […]

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Ci segnalano un articolo pubblicato l’11 settembre 2017 su Notizie.it:

Dino Maglio è un carabiniere balzato agli onori della cronaca per essere uno stupratore seriale. Nella sua rete sono finite ben 16 vittime.

L’inchiesta

La Squadra Mobile giunse nella sua casa ad Arcella, pensava si trattasse solo di un caso e lui non fosse responsabile. Nessuno immaginava che Dino Maglio, 38enne in quel periodo, carabiniere a Teolo, potesse essere accusato di essere uno stupratore seriale. Una 17enne lo denunciò in seguito a una violenza prima di tornare in Australia. La giovane aveva raccontato che il carabiniere l’aveva drogata e stuprata.

In seguito alla denuncia della giovane 17enne, Dino Maglio è stato condannato a sei anni e mezzo. Dopo la denuncia della ragazza australiana, si scoprono altre vittime. Altre giovani ragazze prendono coraggio e raccontano di essere state violentate e abusate da lui. Oggi la storia di questo uomo giunge finalmente al capolinea, con il pm Giorgio Falcone che lo rinvia a giudizio e oggi sta scontando la sua pena ai domiciliari, a Tricase, in provincia di Lecce. Tra le accuse a lui rivolte vi sono: violenza sessuale aggravata, stato di incapacità procurato mediante la violenza, oltre alla concussione. Sono tutte accuse per le quale Dino Maglio potrebbe finire nuovamente a processo.

Le vittime

Tra le vittime del carabiniere, di cui si stima siano in totale 16, vi sono, oltre alla ragazza australiana e a quella americana, tantissime altre. Le vittime sono di vari paesi, Polonia, Canada, Portogallo, Repubblica Ceca, Germania, America, Hong Kong, ecc. Tutte queste giovani si sono fidate di lui che sul sito di Couchsurfing offriva un appartamento ad Arcella per chiunque cercasse una stanza in cui soggiornare durante il periodo in cui erano a Padova e in Veneto.

Essendo lui carabiniere che mostrava il tesserino, ovviamente le giovani si fidavano. Inoltre, il carabiniere si prodigava nei loro confronti preparando loro la cena e offrendo il suo vino speciale per stordirle e poi approfittarsi di loro. Gli stupri accertati sarebbero 4, mentre altre giovani non ricordano nulla di cosa sia successo una volta consumato il vino, composto da un mix di alcol e Tavor.

Le vittime

Tra le vittime del carabiniere, di cui si stima siano in totale 16, vi sono, oltre alla ragazza australiana e a quella americana, tantissime altre. Le vittime sono di vari paesi, Polonia, Canada, Portogallo, Repubblica Ceca, Germania, America, Hong Kong, ecc. Tutte queste giovani si sono fidate di lui che sul sito di Couchsurfing offriva un appartamento ad Arcella per chiunque cercasse una stanza in cui soggiornare durante il periodo in cui erano a Padova e in Veneto.

Essendo lui carabiniere che mostrava il tesserino, ovviamente le giovani si fidavano. Inoltre, il carabiniere si prodigava nei loro confronti preparando loro la cena e offrendo il suo vino speciale per stordirle e poi approfittarsi di loro. Gli stupri accertati sarebbero 4, mentre altre giovani non ricordano nulla di cosa sia successo una volta consumato il vino, composto da un mix di alcol e Tavor.

L’agghiacciante cronaca sui crimini di Dino Maglio, riportata anche da TPI News, ha inizio nel 2014 e – per il momento – la condanna a a sei anni e sei mesi di reclusione interessa una sola violenza accertata per la quale il pm Giorgio Falcone ha richiesto il rinvio a giudizio. La vittima fu una ragazza straniera in visita in Italia e il caso rimbalzò anche sulla cronaca internazionale, come riporta il Guardian in un articolo del 29 maggio 2015.

TPI News scrive:

L’uomo, che si faceva chiamare Leonardo, adescava le sue vittime su Couchsurfing, la piattaforma che mette in contatto i viaggiatori low cost di tutto il mondo disposti a offrire gratuitamente un appoggio in casa propria. In questo modo entrava in contatto con le turiste, le ospitava in casa e le drogava con narcofarmaci per avere dei rapporti sessuali con loro.

Il Corriere del Veneto in un articolo del 21 giugno 2017 scriveva che la denuncia della diciassettenne australiana – presentata il 17 marzo 2014 e per ora l’unica violenza accertata – aveva fatto da apripista ad altre quattordici denunce tutte inoltrate da giovani ragazze straniere per fatti consumati tra il 2013 e il 2014, quando Maglio si trovava ancora in servizio a Teolo. La piattaforma Couchsurfing era dunque il terreno d’attacco dell’uomo, che offriva ospitalità a giovani turiste in vacanza. Altre volte adescava le sue vittime sulle piattaforme social più comuni, da Facebook a Tinder, disponendo dunque di più account sotto mentite spoglie che gli attivisti di Anonymous e dell’Irpi (Investigative Reporting Project Italy) erano riusciti a smascherare (Il Mattino di Padova). Le vittime avevano dunque provveduto a denunciare le violenze presso le autorità dei propri Paesi. Denunce che poi sono state trasmesse in Italia e ricevute dal pm Falcone.

L’appartamento di Maglio, all’Arcella, era il teatro degli stupri e l’intera cronistoria dei suoi atti criminosi sono riportati da L’Espresso in un articolo del 5 febbraio 2015.

Sull’uomo pesa anche un reato di concussione, consumato quando Maglio minacciava rappresaglie – ricordando loro di essere un tutore dell’ordine – alle ragazze qualora queste avessero deciso di segnalare le sue azioni nei commenti di feedback del servizio di Couchsurfing.

Su tutte le ragazze era stato messo in atto il medesimo piano diabolico: accoglienza, assunzione di alcolici con aggiunta di narcotizzanti e violenza sessuale consumata in stati di semi-incoscienza.

Nel 2014 Dino Maglio, nonostante fosse ai domiciliari, continuava a navigare su Couchsurfing. Scoperto dalla Polizia e in compagnia di due coachsurfer rinvenute nello stato semi-confusionale già riscontrato nei precedenti casi, venne tradotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Nel giugno 2017 Dino Maglio è stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione dal Tribunale di Padova.

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