Martedì, 16 Gennaio 2018

PRECISAZIONI Multa fino a 10mila euro per i genitori che pubblicano foto dei figli sul web – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti la seguente notizia targata TGCom 24 I genitori sono avvertiti. Papà e mamme che vorranno pubblicare le fotografie dei propri figli minorenni su Facebook, Twitter, Instagram e altre piattaforme social, non solo avranno l’obbligo di rimozione delle immagini, ma dovranno...

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Ci segnalano i nostri contatti la seguente notizia targata TGCom 24

I genitori sono avvertiti. Papà e mamme che vorranno pubblicare le fotografie dei propri figli minorenni su Facebook, Twitter, Instagram e altre piattaforme social, non solo avranno l’obbligo di rimozione delle immagini, ma dovranno anche pagare una multa. E che multa! Un salasso di 10mila euro. Lo ha stabilito il il tribunale di Roma con un’ordinanza del 23 dicembre 2017. A fare da apripista, il caso di un ragazzino di 16 anni che ha chiesto “tutela” contro la madre, rea di postare sul web foto e commenti su di lui.

Si tratta di un precedente unico nel nostro Paese per la tutela dei minori, anche se sono parecchie le decisioni che hanno costretto genitori a disattivare i profili social dei figli o a rimuoverne le foto pubblicate nelle proprie pagine. E, in aggiunta a quanto stabilito dal tribunale di Roma, le disposizioni che regolano la gestione dell’immagine dei minori entrano anche nelle condizioni per separazioni e divorzi.

Il riferimento giuridico che ha portato alla decisione è contenuto nell’articolo 96 della legge sul diritto d’autore che prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni. Senza contare che i minori godono di una tutela rafforzata data dall’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata nel 1989.

La notizia è sostanzialmente corretta: forse il titolo attrae un po’ l’attenzione su quello che, a tutti gli effetti, è un aspetto secondario della vicenda e tende un po’ a puntare i riflettori sul concetto di “apripista”.

La prima testata a riportare questa notizia è infatti il Sole 24 Ore, nell’edizione cartacea di oggi lunedì 8 Gennaio 2018, liberamente accessibile in edicola e mediante il servizio abbonamenti online della testata.

La storia descrita dall’autorevole rivista tecnica è infatti una narrazione di enorme disagio in cui l’adolescente ha ripetutamente chiesto alla madre, interessando anche gli assistenti sociali, di cessare un’attenzione morbosa che aveva portato la genitrice, in un lungo periodo, a pubblicare numerose foto e dettagli della vita privata del giovane arrivendo a spingere in lui l’idea di studiare all’estero pur di evitare gli effetti nocivi di una simile sovraesposizione.

Sia pur esemplare come massima, la sentenza non è, di per sè, priva di precedenti, ed il Sole 24 li riporta debitamente annotati:

Il principio giuridico alla base di divieti e ordini di rimozione è semplice.

  1. L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore (legge 633/1941) che prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salve eccezioni, altresì prevedendo che se libera è la possibilità di scattare delle fotografie, le stesse possono essere pubblicate solamente a seguito di liberatoria sottoscritta dal soggetto (cosa di cui discutemmo nel dettaglio in questo articolo, a seguito della moda invalsa in alcune plaghe di Internet dello scattare foto a persone di colore o “straniere” pubblicando i loro volti non censurati per imbastire improbabili ed ingiuriose storielle sulla loro presenza);
  2. L’articolo 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con la legge 176/1991, che prevede una tutela rafforzata per il minore;
  3. Gli articoli 147 e 357 del Codice Civile (non avete scuse genitori: il primo ve lo leggono pure durante il matrimonio) che descrivono la genitorialità come un diritto ma anche un dovere costante di cura ed educazione verso la propria prole: va quindi da sè che il genitore narcisista incapace di evitare ai figli gli effetti di una non necessaria sovraesposizione mediatica dovrà necessariamente vedersi limitato da un giudice.

Il Sole 24 Ore, dicevamo, ci rporta anche precedenti legali

Il 19 settembre 2017 il Tribunale di Mantova ha ordinato a una madre di non inserire le foto dei figli e di rimuovere quelle già pubblicate (si veda l’articolo pubblicato a fianco). E già nel 2013 il Tribunale di Livorno aveva prescritto la disattivazione di un profilo Facebook aperto a nome della figlia minore e l’eliminazione delle foto dal suo profilo.

Sollevando inoltre la vexata quaestio delle separazioni e divorzi: oggi è stato il figlio a sollevare il problema, ma un domani potremmo avere, specie in caso di ragazzi e bambini ancora più giovani e quindi non ancora in grado di comprendere i nocivi effetti della bulimia mediatica che potrebbe portare il loro genitore a parassitarne l’immagine virtuale per un pugno di click in più, il genitore non convivente pronto ad intervenire interpellando i tribunali per chiedere un provvedimento a tutela della prole.

Del resto, è universalmente noto, anche nell’universo giuridico, che il mondo virtuale ha tutta una serie di problematiche: Facebook stesso ha dei limiti di età che non consentono ai minori di anni 13 l’ingresso, ma un genitore può decidere di posporre ulteriormente l’accesso dei suoi figli ai Social per evitargli esperienze nocive ed incontri, dapprima virtuali e poi fisici, con sconosciuti, bulli ed altre personalità disturbate e pericolose. Non sarebbe un provvedimento “tirannico”: ci sono già state proposte legislative tese a richiedere al Social di Menlo Park di posporre l’accesso agli anni 16, e del resto non sarebbe logico continuare ad imporre alla stampa il massimo riserbo sulle notizie di cronaca riguardanti bambini (il Sole 24 Ore stesso lo ricorda, negando al suo pubblico i dati del ragazzo coinvolto) quando un qualunque utente Facebook o un “blogger” armato di tastiera e con troppo tempo da perdere, trincerato dietro il suo ruolo di “non parte della stampa” potrebbe invece decidere di evitare quel riserbo e vendere la vita di un ragazzino per pochi click.

Non un provvedimento nato dal nulla quindi, tampoco un vero e proprio “precedente”, ma la logica evoluzione di un fenomeno arrivato recentemente e regolamentato solo da poco.

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