Giovedì, 24 Agosto 2017

La magia non funziona e il suo coinquilino lo uccide.

Un muratore avrebbe soffocato D.K. il suo compagno di stanza, perché quest'ultimo non è riuscito a guarire la malattia di sua moglie con la magia, come assicurato. La pozione magica, costata 350 Dirham (moneta degli Emirati Arabi, pari a circa 83€), non ha avuto gli effetti desiderati ed il muratore si è preso la sua rivincita. 

 

I fatti risalgono allo scorso gennaio. «Ha detto che mia moglie era vittima di un incantesimo e che avrebbe potuto toglierle il maleficio per 350 Dirham. Io l'ho pagato e in cambio lui mi ha dato un po' di cenere e mi ha chiesto di metterla in un bicchiere d'acqua e berla tutta. Quando ho visto che le condizioni di mia moglie non miglioravano, allora ho cominciato ad insospettirmi». Questo è il racconto di J.S., 22 anni. Qualche giorno dopo, il terzo coinquilino dell'appartamento si è svegliato presto per recarsi al lavoro così vittima e carnefice sono rimasti da soli in casa. 

«Ad un certo punto D.K. ha cominciato ad urlare che era tardi, che mi sarei dovuto alzare per andare al lavoro. Io gli ho detto di pensare a lui, che non erano affari suoi quello che facevo io, ma continuava a gridare di alzarmi dal letto e a prendermi in giro. Così mi sono alzato e l'ho spinto facendolo cadere sul suo letto. Ho afferrato la sciarpa che portava al collo ed ho tirato fino a soffocarlo. Quando ha smesso di divincolarsi ho aperto il cassetto ed ho trovato una banconot da 200 Dirham, l'ho presa come risarcimento per la sua magia inefficace»

Il corpo di D.K è stato ritrovato dagli agenti di polizia allertati dal datore di lavoro dei tre muratori, così sono subito scattate le ricerche per J.S. che nel frattempo si era dato alla fuga. Fuga che è durata soltanto poche ore, l'assassino è stato infatti trovato la mattina seguente a poca distanza dal suo alloggio. Fondamentale nelle indagini la testimonianza del terzo coinquilino che ha affermato di aver sentito i due litigare spesso per l'incantesimo che non aveva sortito effetti. J.S. rivoleva i suoi soldi in dietro ma per tutta risposta veniva sbeffeggiato dal truffatore.

J.S. afferma che si è trattato di un omicidio d'impeto, che non era programmato. «Abbiamo avuto una discussione ed abbiamo cominciato a picchiarci»

 

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