Cronache dal Mondo

La “Sindrome di Stoccolma” associata a Silvia Romano

Slilvia Romano Aisha

«È vero, mi sono convertita all’Islam: è stata una mia libera scelta, non c’è stata nessuna costrizione da parte dei rapitori, che mi hanno trattato sempre con umanità. Non è vero invece che sono stata costretta a sposarmi: non ho subìto costrizioni fisiche né violenze».

Silvia Romano

Cooperante Italiana

Questo è quanto dichiarato da Silvia Costanza Romano (ora Aisha) al suo arrivo in Italia dopo essere rimasta prigioniera dei suoi sequestratori per ben diciotto mesi.

Era il 20 novembre del 2018 quando uomini armati di fucili e machete la prelevarono dal piccolo (e molto povero) villaggio di Chakama a circa 80 Km da Nairobi, Kenia. Silvia si trovava li a lavoro per conto di una Onlus marchigiana: Africa Milele.

Sui social si è scatenato il solito, prevedibile putiferio tra chi insulta la volontaria e chi insulta quelli che insultano la volontaria. Nel mezzo ci sono tante voci, ipotesi, possibilità e su diverse testate giornalistiche spunta il nome di una famosissima sindrome: La Sindrome di Stocolma.

Qui ad esempio ne parla il Corriere Della Sera, e qui l’agenzia AGI, tanto per citarne due.

Perché più persone hanno pensato a questa “Sindrome di Stoccolma” ?

Prima di esporre cosa sia la Sindrome di Stoccolma conviene leggere quelle che sono le dichiarazioni di Aisha. Dichiarazioni fatte a freddo e sicuramente dettate dalla gioia di essere tornata in patria e che in questo caso sono estrapolate da un quadro che è sicuramente molto più ampio di quello descritto in quelle quattro righe di virgolettato

Il virgolettato è in effetti facilmente travisabile. Ad una prima analisi si potrebbe in effetti una chiave di lettura legittima seppur sbagliata alla luce della successiva precisazione della stessa ragazza. Convertirsi all’Islam, per quanto legittimo è qualcosa che sembra difficile durante una prigionia da rapimento.

La parte più ambigua è proprio quella che dice “non sono stata costretta a sposarmi”. Molta gente l’ha interpretata come: “Si mi sono sposata ma di mia spontanea volontà”, anche perché poco prima si parlava della “libera scelta” di una conversione. E con chi si sarebbe mai potuta sposare se non con uno dei suoi carcerieri? Naturalmente non è che quando si viene sequestrati si abbiano molte possibilità di conoscere gente nuova … Poi c’è la foto di lei sorridente nella quale la gente vede un fisico piuttosto rigoglioso piuttosto che stanco ed emaciato. È incinta? Era una prigionia o una vacanza?

Di questo tenore sono i commenti più soft. Di quelli che possono essere sarcastici o persino logici … se non fosse che queste conclusioni sono errate. La gente che ha usato la tastiera per insultare è invece davvero ingiustificabile.

La dovuta precisazione

A smentire queste interpretazioni ci ha pensato la stessa Aisha, ex Silvia Romano.

«Non c’è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto» ha detto agli inquirenti. Aisha ha raccontato di essere stata trattata bene e di aver cambiato più volte nascondiglio. Nascondigli nei quali veniva portata bendata ma all’interno di essi era libera di muoversi. «Erano sempre carcerieri diversi, ero sorvegliata ma libera di girare nel covo».

Quindi no. Non è incinta e no, non è sposata. Precisazioni che ridimensionano di molto, anzi che annullano ogni considerazione ed ogni dubbio di quelli che, anziché insultare, davano una differente analisi dei fatti. Alla luce di questi fatti, si può ancora pensare alla Sindrome di Stoccolma?

Cosa è la Sindrome di Stoccolma?

Una persona che sperimenta la sindrome di Stoccolma può provare sentimenti di amore, empatia o desiderio di proteggere il rapitore. Come se non bastasse, l’ostaggio spesso arriva a provare sentimenti negativi nei confronti della polizia o di altri soggetti che stanno tentando la liberazione.

Per approfondire l’argomento potete dare un’occhiata qui!

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