I Social sono la mi maggiore forma di stupore, d’altra parte l’idea per “PareStrano” nasceva in origine proprio da questo. Ogni tanto mi capita di leggere cose e di pensare: “Mi pare strano”. Poi scoprire che sia vero o falso è a prescindere. Questa volta mi sono imbattuto nell’indignazione dei “Forconi” contro l’economista Giuliano Cazzola, reo a loro dire di aver affermato che “È giusto che un operaio vada in pensione a 67 anni, dopo 45 anni di lavoro.

In questo caso però, la molla mi è scattata a causa dell’indignazione. Sono convinto che dove ci siano “post indignati” ci sia da verificare. “Che Schifo di Persona” è la frase che compare nel post, ma molte altre, tra l’ironico ed il pesante ne compaiono tra i commenti. Ho provato quindi a verificare le dichiarazioni del Signor Cazzola in merito ad operai e pensioni. Salta dunque fuori un articolo del sito ITALIA OGGI, datato però 19/11/2011. È l’unica notizia che sembra avere un collegamento diretto con il post dei Forconi. A leggere l’intervista c’è un passaggio specifico sul tema “Operai e Pensione”:

 

 

 

DOMANDA: In questo modo gli operai, e soltanto gli operai, conserverebbero l’attuale via d’uscita dei 40 anni di contributi a prescindere dall’età?

RISPOSTA: Certo; Mentre per le restanti categorie varrebbero i requisiti ordinari dell’anzianità: le quote e l’età minima. Sarebbe il caso, poi, di staccarsi da quota 97 e dai 61/62 anni, arrivando nel tempo a quota 100 e raggiungendo, anche nel sistema misto, il livello minimo di 63 anni che il neo ministro intende introdurre nel contributivo. Sarebbe una sorta di staffetta tra i due sistemi.

Cazzola sosterrebbe dunque che solo la categoria degli operai dovrebbe avere il diritto alla pensione dopo i 40 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Facendo due conti, se una persona avesse la fortuna di trovare un lavoro da operaio una volta terminati gli studi, diciamo a 20 anni, potrebbe essere in pensione a SESSANTA ANNI.