Coronavirus Covid-19

Coronavirus: I guariti possono ammalarsi di nuovo?

La reinfezione sarebbe improbabile ma i risultati sono troppo contraddittori per esserne sicuri

[Aggioramento] Qui le statistiche IN TEMPO REALE dell’infezione da Covid-19 in Italia e nel mondo. Contagi, decessi e guariti.

Come se la pandemia di coronavirus COVID-19 non spaventasse già abbastanza, le persone in tutto il mondo hanno iniziato a considerare la terribile possibilità che i guariti possano essere reinfettate, non riuscendo a sviluppare l’immunità.

Alcuni rapporti suggeriscono che qualcuno che aveva superato il COVID-19 si è poi ammalato di nuovo:

Il signor Wang, residente a Xuzhou, nella provincia di Jiangsu, sembrava essere uscito vittorioso da una battaglia durata un mese con la malattia. Tre giorni dopo, però, Wang si è nuovamente dimostrato positivo per il coronavirus. Fu nuovamente ricoverato in ospedale tutti quelli che nel frattempo erano tornati in contatto con lui, furono rimessi in quarantena. Le sue condizioni attuali sono sconosciute. Wang, il cui nome completo non è stato divulgato per motivi di privacy, è uno degli oltre 100 casi segnalati di pazienti cinesi che sono stati dimessi dagli ospedali come guariti, per poi risultare positivi al test una seconda volta.

Fonte: Los Angeles Times

Tuttavia, non è chiaro se si tratti di reali ricadute o di errori nei test effettuati. Non è altrettanto acclarato se i pazienti dimessi fossero davvero, completamente guariti dal Covid-19.

Tali casi stanno sollevando molte questioni in Cina sull’affidabilità dei test diagnostici, sulla possibilità di reinfezione e se i pazienti vengono erroneamente creduti guariti e dimessi dagli ospedali con troppa fretta.
Gli scienziati cinesi e non concordano sul fatto che la reinfezione sia improbabile e che i test risultati positivi siano un errore. È capitato che falsi negativi abbiano portato i pazienti ad essere dimettersi troppo presto e falsi positivi abbiano portato indietro negli ospedali pazienti ormai guariti. Tali errori potrebbero essere attribuiti a dei tamponi contaminati o errori umani durante l’esecuzione degli stessi.

Fonte: Los Angeles Times

Re infettarsi dopo essere guariti è una situazione abbastanza insolita, a meno che il sistema immunitario non funzionasse in maniera corretta. La cosa più probabile è che le persone vengano dimesse dagli ospedali mentre trasportano ancora frammenti dormienti della malattia che non sono infettivi ma risultano positivi al test di acido nucleico. Il test può quindi risultare essere positivo, ma l’infezione non è presente.

Keiji Fukuda
Hong Kong University

Il Dottor Clifford Lane, del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Maryland U.S.A.), sostiene che alcuni dei dimessi non fosse del tutto guarita. Lane è stato uno dei due soli esperti statunitensi di una delegazione dell’OMS che ha visitato la Cina a febbraio. Lane ha detto che stando alle dichiarazioni degli esperti cinesi, nessun guarito era poi tornato infetto.

Un’altra possibilità è che il livello dell’infezione sia sceso al di sotto della soglia rilevabile dai test ma che sia in seguito riemerso. Questo potrebbe far sembrare che alcuni pazienti siano prima guariti e poi si siano riammalati. Magari queste persone non avevano mai veramente sconfitto il virus avendo quindi un decorso più prolungato dall’infezione.

Clifford Lane
National Institute of Allergy and Infectious Diseases

Un’altra ipotesi è stata formulata dal Dottor Philip M. Tierno, professore di microbiologia e patologia presso la New York University. Secondo il dottor Tierno, il coronavirus potrebbe restare in uno stato “dormiente” con sintomi minimi per poi accendersi e farsi strada fino ai polmoni.

Secondo l’Associated Press le mutazioni nel virus potrebberlo renderlo abbastanza differente da reinfettare le persone che avevano acquisito l’immunità a una versione precedente.

Gli scienziati del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle affermano che il codice genetico del virus ha una mutazione ogni 15 giorni. Non è ancora noto quanti di questi cambiamenti siano necessari affinché il virus appaia abbastanza diverso al sistema immunitario tanto da causare una nuova infezione.

Parole rassicuranti arrivano invece dal Dottor Anthony S. Fauci, Direttore National Institute of Allergy and Infectious Diseases.
«Non ne abbiamo prove certe, ma se questo virus si comporta come tutti gli altri virus, non dovrebbe esserci pericolo di essere re infettati»

Ad ogni modo, prima di preoccuparsi di quest’ultima fase della malattia, bisogna concentrarsi sulla prevenzione. Rispettare le regole dettate dalle autorità, così da limitare il contagio.

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