Psicologia

Cosa è la Sindrome di Stoccolma?

La sindrome di Stoccolma si riferisce a sintomi che possono verificarsi in una persona che si trova in ostaggio o che è tenuta prigioniera. In genere, questi sentimenti possono essere descritti come intesa, simpatia nei confronti dei rapitori o sviluppo di un legame con il rapitore o i rapitori.
Questa reazione può essere riscontrata anche in coloro che hanno vissuti relazioni violente o altre situazioni traumatiche.

COMPRENDERE LA SINDROME DI STOCCOLMA

La sindrome di Stoccolma non è una diagnosi psicologica riconosciuta, ma piuttosto il tentativo di spiegare i sintomi che compaiono in alcuni individui tenuti prigionieri. Una persona che sperimenta la sindrome di Stoccolma può provare sentimenti di amore, empatia o desiderio di proteggere il rapitore. Come se non bastasse, l’ostaggio spesso arriva a provare sentimenti negativi nei confronti della polizia o di altri soggetti che stanno tentando la liberazione.

Gli studi indicano che la sindrome di Stoccolma sembra avere più probabilità di manifestarsi quando gli individui vengono tenuti prigionieri per diversi giorni rimanendo a stretto contatto con i rapitori.

Questi individui generalmente non subiscono violenze di alcun tipo dai loro rapitori e anzi spesso vengono trattati con gentilezza. Una persona che sviluppa la sindrome di Stoccolma presenta spesso sintomi da stress post-traumatico: incubi, insonnia, flashback, tendenza a spaventarsi facilmente, confusione e difficoltà a fidarsi degli altri.

Da un punto di vista psicologico, questo fenomeno può essere inteso come un meccanismo di sopravvivenza. Addirittura alcuni esperti possono persino arrivare ad incoraggiare gli ostaggi a fingere di avere la sindrome di Stoccolma così da migliorare le loro possibilità di sopravvivenza.

Stabilire un collegamento con il proprio aguzzino potrebbe rendere la situazione più sopportabile per la vittima rendere i rapitori sono più propensi a soddisfare le necessità del prigioniero.

Un ostaggio che ti ama e che odia la polizia, insomma ben dispone il rapitore.

Il merito di aver parlato per la prima volta di qualcosa di simile alla Sindrome di Stoccolma va ad un nome d’arte: Anna Freud.

Quanto è comune la Sindrome di Stoccolma

Uno studio dell’FBI intrapreso nel tentativo di comprendere meglio la sindrome di Stoccolma suggerisce che circa l’8% delle persone se tenute in ostaggio, sviluppa caratteristiche riconducibili alla sindrome.

Ad ogni modo, è difficile studiare questa sindrome poiché rapire le “cavie” per studiare le loro reazioni da ostaggi non è considerato etico.

Poiché ci sono pochi dati sulla sindrome e poiché questi dati esistenti sono stati ottenuti da situazioni molto diverse tra loro, gli esperti non hanno trovato un pieno accordo su quelle che sono le caratteristiche della sindrome di Stoccolma e su ciò che porta alcune persone a svilupparle a differenza di altre.

Alcuni ricercatori non sono inoltre d’accordo che le vittime di violenze ed abusi possano sviluppare questa sindrome.

La storia della Sindrome di Stoccolma

Il termineSindrome di Stoccolma” è nato in seguito a una rapina in banca a Stoccolma nel 1973. Durante la rapina, i rapinatori hanno tenuto prigionieri quattro impiegati di banca in un caveau per più di cinque giorni. Mentre erano rinchiusi, gli ostaggi cominciarono ad avere simpatie per i loro rapitori, principalmente a causa dei piccoli atti di gentilezza che i rapitori avevano nei loro confronti.

Alla fine, i prigionieri iniziarono a temere la polizia più di quanto temessero i loro stessi rapitori e l’idea di essere salvati non li entusiasmava molto.

Il comportamento dei prigionieri ha confuso la polizia, il pubblico interessato alla vicenda e gli stessi prigionieri.

Gli psichiatri hanno paragonato la loro reazione allo stress post-traumatico vissuto dai soldati in guerra. Hanno spiegato che i prigionieri si sono sentiti grati ai loro rapitori, piuttosto che alla polizia, per averli risparmiati dalla morte.

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