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Covid-19: Malattia nuova, abitudini vecchie di secoli.

Nell'affrontare questa pandemia nel 2020, ci comportiamo proprio come i nostri antenati durante altre epidemie

Quando la Peste Nera travolse l’Asia e l’Europa negli anni 1340, lo sconvolgimento fu straordinario. Quasi la metà della popolazione europea morì nel giro di quattro anni e, come se non bastasse, la peste continuò a colpire anche nei secoli successivi.

La paura e la conseguenti reazioni della popolazione ha costretto i governi a prendere misure drastiche nel tentativo di controllare la malattia. Alcune risposte alle epidemie erano pragmatiche, altre risultavano drastiche e addirittura disumane.

Ciò che colpisce è che durante questa nuova pandemia di COVID-19, alcune delle nostre azioni sono molto simili a quelle dei nostri antenati.

Dallo scoppio del coronavirus, ci sono si è parlato di persone che stavano diffondendo intenzionalmente la malattia. Alcune di queste voci parrebbero trovare conferma, molte persone in Gran Bretagna sono state arrestate per aver tossito maliziosamente su altre persone, in particolare sugli anziani.

L'equivalente dell'attuale "tuta anticontaminazione" dei dottori durante la Peste Nera.
L dell’attuale “tuta anticontaminazione” dei dottori durante la Peste Nera.

Durante l’attacco di peste a Ginevra nel XVI secolo, girò voce secondo cui addetti alle pulizie e infermieri stavano cercando di diffondere la peste in città. Il metodo, però, era diverso da quello attuale e ben più inquietante di un colpo di tosse o uno starnuto. Si diceva che questa gente spalmasse il grasso delle vittime della pestilenza su porte e maniglie, sperando che i proprietari si infettassero entrando e uscendo da casa.

Il movente? Le teorie sul perché la gente andasse in giro ad infettare deliberatamente sono due. Alcuni infermieri erano esasperati e stanchi di rischiare la vita lavorando e sfogavano così la propria frustrazione, mettendo a rischio anche alta gente innocente. Una seconda ipotesi era ungere maniglie delle porte fosse un’azione preventiva per “punire” eventuali sciacalli che potessero depredare le abitazioni delle vittime.

Bollettini di morte

L’interesse che si è sviluppato attorno a questa nuova pandemia non ha risparmiato la curiosità sulle morti quotidiane cagionate dalla malattia.

Anche se, per ovvi motivi, in maniera molto differente i bollettini di morte erano molto popolari e ricercati anche in epoche antiche. Ad esempio, nella Londra del 1665, le pagine di Lord Have Mercy Upon Us (Il Signore ha misericordia di noi) diffondevano dati aggiornati sul bilancio morti a Londra e quanti di questi in percentuale erano morti di peste.

Il "Bollettino di Morte" diffuso a Londra nel 1665
Il “Bollettino di Morte” diffuso a Londra nel 1665

Queste pubblicazioni hanno dato un contribuito importante a valutare la virulenza dell’epidemia rispetto a quelle precedenti ed erano utili per segnalare quali parti della città era meglio evitare. The Lord Have Mercies, proprio come accade oggi con siti web e social, pubblicava rimedi casalinghi per proteggersi dall’infezione.

Un consiglio del <em>Lord Have Mercy</em> <em>Upon Us</em> per proteggersi dalla peste nera:

Prendi una pinta di latte fresco e taglia due piccoli spicchi di aglio. Metti gli spicchi di aglio nel latte e bevilo al mattino a digiuno per proteggerti dalle infezioni.

Bisogna incolpare qualcuno

Un forte stress è capace di far emergere il lato peggiore dell’umanità. Storicamente, i focolai di peste hanno segnato un picco nelle persecuzioni di comunità già vulnerabili ed emarginate. Una voce frequente in tutta l’Europa medievale e dell’inizio della moderna era che le comunità ebraiche – già evitate nella maggior parte degli stati cristiani – erano la causa della peste, provocando arresti ed esecuzioni di massa. Ma nessuno aveva prove a sostegno di questa teoria – tutte le confessioni erano estorte sotto tortura -. Le città cominciarono quindi ad allontanare ebrei e altri gruppi emarginati come mendicanti e prostitute, rendendo questi ancora più vulnerabili di quanto già non fossero.

Sfortunatamente, la storia si ripete e oggi, durante l’epidemia da coronavirus stiamo assistendo ad eventi simili. Sono stati segnalati attacchi di natura razziale in tutto il mondo, in particolare nei confronti di chi ha lineamenti asiatici, proprio a causa del punto di origine del COVID-19, individuato nella provincia di Hubei in Cina.

Gli eroi del coronavirus

In passato, i vicini lasciavano cadere il cibo attraverso le finestre delle case in quarantena e molti dottori, sacerdoti e becchini rischiavano la vita per fornire servizi essenziali. Oggi, lo stesso atteggiamento può essere riscontrato in tutto il mondo. Sono tantissime le persone che lavorano 24 ore su 24 per salvare vite umane e fornire servizi essenziali durante questa emergenza.

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