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De Donno contro Burioni. Facciamo un riassunto.

Leggete ovunque della polemica circa il plasma come cura da coronavirus ma non sapete di che tipo di polemica si tratta? Ecco un breve riassunto!

Non accenna a diminuire sui Social Networks la polemica sulla cura a base di “plasma dei guariti” per il Covid-19. Abbiamo cercato di capire qualcosa in più su questa terapia e la prima cosa che abbiamo trovato è che il nome corretto della procedura (ma è solo per quelli che volessero fare i super-bacchettoni con gli amici) è terapia con plasma iperimmune.

I test su questa terapia fanno parte di un protocollo sanitario dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova che prevede l’utilizzo di plasma proveniente da soggetti guariti dal covid-19 per trattare pazienti ancora affetti dal nuovo Coronavirus SARS-CoV-2.

Gratis “non è bello”

Ma la notizia è stata portata alla ribalta dalle polemiche montate sui social. Sono davvero tanti i post dedicati a questa vicenda e, in due parole, il centro della polemica è questo:

“La cura al plasma è gratuita per questo è osteggiata dalla scienza e dalle case farmaceutiche. Con il plasma non ne avrebbero da guadagnare come con un vaccino

Cosa dice Burioni?

La community ha trovato come obiettivo comune il Professor Roberto Burioni, medico e divulgatore scientifico perché a quanto pare non si mostrerebbe così entusiasta di questa terapia con plasma.

In un recente video sul sito MedicalFacts, il professor Burioni conferma che la sperimentazione è qualcosa di serio e non “qualche strana terapia“. Tuttavia, dice, “non è nulla di nuovo” e che già in passato questa terapia è stata utilizzata con altre malattie.

Ma ci sono alcuni “ma” sollevati dal Professor Burioni. Questo trattamento sarebbe una terapia di emergenza che non potrebbe essere utilizzata su larga scala. In più, prima di somministrare il plasma ci sono delle precauzioni, degli obblighi e dei protocolli da rispettare. Burioni aggiunge anche che la cura diventerà molto interessante una volta stabilito con certezza che utilizzare i sieri dei guariti fa bene, e soprattutto perché si potrà pensare ad una terapia modernissima, ossia produrre un siero artificiale in laboratorio.

La risposta del Dottor De Donno

La risposta di uno dei diretti interessati non ha tardato ad arrivare. Il Dottor Giuseppe De Donno, primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova ha risposto, mezzo Facebook, a quanto detto da Burioni.

“Il signor scienziato, quello che nonostante avesse detto che il coronavirus non sarebbe mai arrivato in Italia, si è accorto in ritardo del plasma iperimmune. Forse il prof non sa cosa è il test di neutralizzazione. Forse non conosce le metodiche di controllo del plasma. Visto che noi abbiamo il supporto di AVIS glielo perdono. Io piccolo pneumologo di periferia. Io che non sono mai stato invitato da Fazio o da Vespa. Ora, ci andrà lui a parlare di plasma iperimmune. Ed io e Franchini alzeremo le spalle, perché…. importante è salvare vite! Buona vita, quindi, prof Burioni. Le abbiamo dato modo di discutere un altro po’. I miei pazienti ringraziano”

E poi lancia la frecciatina che darà il la alle polemiche

“PS: vedo che si sta già arrovellando a come fare per trasformare una donazione democratica e gratuita in una ‘cosa’ sintetizzata da una casa farmaceutica. Non siamo mammalucchi!”

Seguono varie raccomandazioni e note sarcasiche. Il Prof De Donno, invita i propri contatti a condividere il suo post che comunque presto verrà rimosso dai social (“Perché succede, Facebook?”) si chiede. Poi, aggiunge che se grazie alla condivisione riuscirà finalmente a raggiungere Burioni, potrà chiedergli un autografo.

E questo è quanto c’era da sapere sulla recente ondata di polemiche circa il plasma ed il coronavirus.

Coronavirus: la terapia al plasma funziona?

Il plasma è un componente del sangue: contiene proteine, sostanze nutritive, prodotti metabolici, ormoni ed elettroliti inorganici, ma è privo di cellule.

Secondo alcuni ricercatori, i pazienti che soffrono di forme molto gravi di COVID-19 potrebbero essere trattati con “plasma iperimmune”. Il plasma cioè delle persone già guarite dal Coronavirus SARS-CoV-2 in quanto questa sostanza è ricca di anticorpi. Una volta iniettato nel sangue dei pazienti, gli anticorpi nel plasma aiuterebbero il paziente a combattere il virus.

I primi a sperimentare questa terapia sono stati i medici dell’ospedale di Shanghai in Cina a febbraio. In Italia, sono stati invece gli ospedali di Pavia e Mantova e la sperimentazione avrebbe portato a risultati soddisfacenti.

«I risultati ottenuti nei singoli casi sono stati sorprendenti», ha affermato il responsabile di Immunoematologia e medicina trasfusionale presso l’ospedale Poma di Mantova. «Ora con i colleghi di Pavia stiamo esaminando tutti i casi, valutando la risposta clinica e strumentale, per trarre conclusioni generali su quella che è una terapia specifica contro il COVID-19»

L’Istituto Superiore di Sanità è in attesa di ulteriori dati e ha quindi fino ad oggi espresso un’opinione molto cauta.

«è evidente che gli anticorpi policlonali in grado di neutralizzare il virus SARS-CoV-2 si sviluppano a seguito di una infezione naturale o sperimentale. Prove preliminari stanno confermando che la trasfusione di plasma da soggetti convalescenti a pazienti ancora affetti da SARS-CoV-2 può essere terapeuticamente efficace. Ulteriore studi dovrebbero essere dedicati al ruolo degli anticorpi non neutralizzanti, che nel caso della SARS in alcuni casi ha invece “stimolato” la replicazione del virus. Tuttavia, è ancora difficile identificare le porzioni target lineari o conformazionali della proteina S su cui basare la produzione di anticorpi monoclonali a scopi terapeutici su larga scala”.

Al momento, quindi, stando a quanto dichiarato dall’Istituto Superiore di Sanità ( qui a pagina 81) permangono dubbi sull’efficacia e (soprattutto) sull’applicabilità della terapia al plasma iperimmune su larga scala.

Non siamo tutti dottori

Ecco quindi che è bastata una lettura, neanche troppo più approfondita, per trovare termini quali anticorpi policlonali, anticorpi non neutralizzanti, anticorpi monoclonali, target lineari, proteina S … che di certo possono aiutarci a comprendere meglio ma da qui a farci un idea specifica, certa ed inamovibile tanto da schierarsi per l’uno o per l’altro, ne passano lauree, specializzazioni ed esperienza.

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