Coronavirus Covid-19

Ecco come la Cina può costruire un ospedale per i pazienti con coronavirus in una settimana

Un paese in corsa per tenere il passo con l'epidemia di coronavirus, ma il nuovo ospedale poggia su vecchi progetti.

A Wuhan, in Cina, c’è un affascinante risvolto nel dramma che si sta consumando a causa dell’infausto coronavirus, che ha già causato molte vittime. La maggior parte delle persone infette si trova appunto a Wuhan e il governo cinese sta rapidamente impiegando le sue risorse per costruire nuove strutture mediche. Per far fronte all’emergenza due ospedali perfettamente funzionanti saranno costruiti in pochi giorni.

Bulldozer scavano le fondamenta e una sfilata di camion che trasporta cavi d’acciaio, cemento, parti prefabbricate e generatori di corrente. Gli operai lavorano duramente tutto il giorno per rispettare le frenetiche scadenze: il novo ospedale di Huoshenshan, è stato inaugurato il 24 gennaio, e sarà operativo il 3 febbraio, avrà inizialmente 1.000 che arriveranno a 1.300 soltanto due giorni dopo.

Ma come possono i cinesi costruire strutture così grandi in così poco tempo?

Un edificio, a maggior ragione un ospedale con attrezzature avanzate, richiede solitamente diversi anni per essere costruito. Ci si chiede dunque come possa la Cina costruire e rendere sicuro un edificio così importante ed imponente.

Scott Rawlings, architetto specializzato in strutture sanitarie, chiarisce che ciò che i cinesi stanno costruendo non è una tipica struttura medica ma piuttosto un “centro di triage per la gestione delle infezioni di massa“. «Non definirei l’ospedale eretto in pochi giorni a Wuhan come un ospedale permanente, e certamente non si tratta una struttura in grado di offrire ai cittadini tutti i servizi», afferma Rawlings. «Quando si progetta un ospedale, viene previsto l’uso e l’adattabilità dell’edificio per 75 anni. La Cina non può attualmente permettersi di progettare un tale ospedale a Wuhan».

Non avendo tempo per questo tipo di consultazioni, per Wuhan si stanno utilizzando i vecchi progetti dell’ospedale Xiaotangshan, una struttura da 1.000 posti letto nella periferia di Pechino, eretta in una settimana durante l’epidemia di SARS nel 2003.

L’utilizzo di unità prefabbricate è la chiave per accelerare la costruzione del nuovo ospedale di Wuhan. Le sale completamente assemblate in fabbrica vengono poi trasportate sul posto e sistemate sul luogo.

«Questa tecnica di costruzione è completamente sicura», spiega Thorsten Helbig, ingegnere strutturale e co-fondatore della società di ingegneria tedesca Knippers Helbig, e che attualmente insegna alla Cooper Union di New York City.

«Poiché le unità sono state assemblate in un ambiente controllato, progettisti e costruttori possono risolvere eventuali problemi e assicurarsi che tutti i blocchi modulari funzionino insieme prima ancora che vengano posizionati. L’edificio tradizionale deve invece sottostare a condizioni meteorologiche e ai tanti appaltatori che lavorano su diversi aspetti di un progetto».

Costruzioni modulari sono state utilizzate anche in altri scenari di emergenza in altre parti del mondo, aggiunge Rawlings. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ad esempio, è in grado erigere rapidamente ospedali da campo per diagnosi e cure di emergenza, quasi ovunque. «La tecnologia esiste e viene utilizzata» afferma Rawlings. «Il suo progresso è probabilmente il futuro dell’assistenza sanitaria in quanto rapidamente implementabile».

Rawlings sostiene che nella storia della Cina ci sono state altre epidemie di massa, e questo li ha in un certo senso preparati alla crisi in atto in questi giorni a Wuhan. «Per alcuni versi, la Cina è in vantaggio rispetto agli Stati Uniti e alle altre nazioni quando si tratta di rispondere alle infezioni di massa, come hanno già fatto con la SARS nei primi anni 2000. La Cina ha anche meno restrizioni burocratiche quando si tratta di progettare e costruire progetti di grandi dimensioni come questo»

Ci sono anche altri fattori permettono la veloce costruzione in Cina: la mancanza di sindacati, il costante afflusso di manodopera a basso costo proveniente dalle città di provincia e la disponibilità di materiali da costruzione. Questo però non significa necessariamente che gli standard di utilizzati della Cina siano più bassi rispetto alle controparti occidentali.

Secondo Helbig, che ha lavorato a diversi importanti progetti infrastrutturali in Cina, tra cui l’aeroporto Shenzhen Bao’an e un resort Disney a Shanghai, la sicurezza è una priorità in Cina. «Non fanno più cose folli. Valutano tutto più attentamente. Negli ultimi 10-15 anni c’è stato un cambiamento di atteggiamento». Quella dell’ingegneria e l’architettura per la Cina è una vera e propria ossessione. Nel 2016, sono stati inaugurati ben 84 grattacieli (torri alte anche più di 200 metri) rispetto ai soli sette negli Stati Uniti. La Mini Sky City di Hunan, un grattacielo di 57 piani, è stata eretta in soli 19 giorni.

Sebbene questi edifici pre-fabbricati siano sicuri, non sono purtroppo sempre sostenibili. Secondo Helbig, queste strutture costruite ad hoc, «Soddisfano gli standard in materia di integrità strutturale, ma non nel consumo di energia». L’ospedale Xiaotangshan di Pechino è stato abbandonato dopo che l’epidemia di SARS è stata contenuta, come riportato dalla BBC. Poiché è difficile adattare una struttura così specializzata per qualsiasi altro uso, questo tipo di ospedali si rivelano in gran parte inutili quando l’emergenza è cessata.

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