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I rischi per la salute derivanti dal 5G. C’è da preoccuparsi?

L’arrivo del 5G, la prossima generazione di tecnologia cellulare è imminente. Monta la preoccupazione tra la gente che teme per la propria salute.

Ormai su Facebook o su siti Web di medicina alternativa si legge di tutto. La sintesi è che il 5G è una pericolosa evoluzione della tradizionale tecnologia cellulare. Si tratterebbe di una quantità di radiazioni ad energia elevatissima che procurerebbero di fatto effetti dannosi sugli esseri umani. Alcuni teorici della cospirazione del 5G sostengono che la nuova rete 5G genera radiofrequenze in grado di danneggiare il DNA e causare il cancro, cagionare danni ossidativi che possono portare ad invecchiamento precoce; interrompere il metabolismo cellulare. Alcuni articoli citano studi di ricerca e opinioni di organizzazioni rispettabili come l’Organizzazione mondiale della sanità. Preoccupante, vero? Vediamo cosa ne pensa la scienza.

Cos’è il 5G?

Il 5G è noto già da tempo, ma questo è l’anno in cui i gestori iniziano il processo di implementazione del nuovo standard wireless. Con l’inizio della pandemia di Coronavirus, una serie di teorie cospirative sui social media virali hanno ipotizzato che il 5G sia la causa degli attuali problemi del mondo.

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Queste voci non impediscono ai produttori di dispositivi e ai fornitori di servizi di affidarsi alla tecnologia 5G. I nuovi Galaxy S10 e Galaxy Fold di Samsung (il telefono che si dispiega in un tablet), ad esempio, sono entrambi predisposti per il 5G, insieme a modelli di LG, Huawei, Motorola, ZTE e altri. Il 5G offre un miglioramento di almeno dieci volte nelle prestazioni della rete. L’ultimo importante aggiornamento di rete è stato il 4G, che ha debuttato nel 2009, con una velocità di picco di circa 10 Mbps. In confronto, il 5G è pronto a fornire velocità di picco tra 10 e 20 Gbps. La latenza della rete scenderà da 30 ms a circa 1 ms, ideale per lo streaming, videogiochi, video online e alla Internet of Things, che necessita del 5G per collegare sensori, computer e altri dispositivi sfruttando una latenza molto bassa. La latenza, in informatica e telecomunicazioni, indica l’intervallo di tempo che intercorre fra il momento in cui viene inviato l’input/segnale al sistema e il momento in cui è disponibile il suo output. In poche parole, il tempo di risposta.

Crescono le preoccupazioni

Le preoccupazioni circa il 5G sono le ultime di una lunga serie sui pericoli delle radiazioni elettromagnetiche. Abbiamo assistito a polemiche su tutto, dai rischi per la salute causati del Wi-Fi ai contatori intelligenti per i consumi di energia elettrica.

L’ipersensibilità elettromagnetica, ad esempio, è una malattia ipotetica dove alcune persone manifestano sintomi debilitanti in presenza di radiazioni da telefoni cellulari e Wi-Fi. Ma nonostante le persone che rivendicano tali sensibilità da almeno 30 anni, ricerche scientifiche sistematiche hanno dimostrate che quando le vittime non sanno di essere in presenza di un campo elettromagnetico, non manifestano sintomi. I problemi sarebbero dunque psicologici e non legati ad elettromagnetismo.

Allo stesso modo, decenni di studi non hanno trovato alcun legame tra telefoni cellulari e tumori, neanche cerebrali. Ciò però non ha impedito ai comuni come San Francisco di approvare leggi che impongono ai negozi di visualizzare le radiazioni emesse dai telefoni cellulari, il che implica, nella mente dei consumatori, rischio.

Quanto è pericolosa la radiofrequenza?

Alla base di tutte le preoccupazioni sulle reti di telefonia cellulare c’è la radiazione a radiofrequenza (RFR). La RFR è qualsiasi cosa emessa nello spettro elettromagnetico, dalle microonde ai raggi X, dalle onde radio alla luce proveniente dal monitor o dalla luce del sole. Chiaramente, la RFR non è intrinsecamente pericolosa, quindi il problema diventa scoprire in quali circostanze potrebbe diventarlo.

Gli scienziati affermano che il criterio più importante per determinare la pericolosità di una particolare RFR è stabilire se essa rientri nella categoria delle radiazioni ionizzanti o non ionizzanti. In poche parole, qualsiasi radiazione non ionizzante è troppo debole per rompere i legami chimici. Tra le radiazioni NON ionizzanti rientrano l’ultravioletto, la luce visibile, l’infrarosso e tutto ciò che ha una frequenza inferiore, come le onde radio. Anche le tecnologie di ogni giorno come linee elettriche, radio FM e Wi-Fi rientrano in questa gamma. Le microonde sono l’unica eccezione: sono radiazioni non ionizzanti ma in grado di danneggiare i tessuti. Esse sono infatti “sintonizzate” in modo preciso e intenzionale per risuonare con molecole d’acqua. Le frequenze al di sopra dei raggi UV, come i raggi X e i raggi gamma, sono ionizzanti.

Il Dott. Steve Novella, assistente professore di neurologia a Yale e editore di Science-Based Medicine, è ben consapevole che le persone si preoccupino delle radiazioni. «L’uso del termine radiazione è fuorviante perché le persone pensano ad armi nucleari. Pensano immediatamente alle radiazioni ionizzanti che possono di certo causare danni. Una radiazione ionizzante può uccidere le cellule e può causare mutazioni del DNA» Ma poiché le radiazioni non ionizzanti non causano danni al DNA o ai tessuti, Novella afferma che la maggior parte delle preoccupazioni per la radiofrequenze dei telefoni cellulari è fuori luogo. «Non esiste un meccanismo noto per la maggior parte delle forme di radiazioni non ionizzanti che abbiano effetti biologici», afferma.

Ma gli studi non sono chiari

I ricercatori non hanno smesso di condurre ricerche sulle radiazioni non ionizzanti. Un recente studio è stato pubblicato dal National Toxicology Program (NTP). In questo studio ampiamente, gli scienziati hanno scoperto che l’elevata esposizione alla RFR 3G ha portato ad alcuni casi di tumori cardiaci cancerosi, tumori cerebrali e tumori nelle ghiandole surrenali nel maschio del topo.

Tuttavia, come sottolinea RealClearScience, “il numero di tumori rilevati era così piccolo che statisticamente avrebbe potuto verificarsi per caso”. Inoltre, “il livello e la durata dell’esposizione alla RFR erano ben al di sopra di quelle a cui un essere umano reale sarebbe mai stato esposto”. Addirittura, in alcuni casi, i ratti irradiati dalle RFR vivevano più a lungo dei ratti non esposti. Secondo il Dottor Novella, quindi: «da questo studio, di fatto non è possibile ricavare nulla di concreto».

Misurare i rischi del 5G

A prescindere da tutti gli studi in corso, il 5G sta arrivando e, come detto, ci sono forti preoccupazioni per questa nuova tecnologia.

Una lamentela comune sul 5G è che, a causa della minore potenza dei trasmettitori 5G, ce ne saranno molti di più. Secondo una stima della Environmental Health Trust “il 5G richiederà letteralmente centinaia di migliaia di nuove antenne wireless in quartieri, città e paesi. Un trasmettitore verrà posizionato ogni due o dieci edifici”

«La gente teme che la dose sia più alta. Teoricamente, questa è una preoccupazione ragionevole» afferma Novella, «ma si parla potenze e frequenze minori della luce visibile. Basta uscire al sole per immergersi in radiazioni elettromagnetiche che sono molto più grandi di quelle emesse da torri cellulari 5G».

Stando alle affermazioni allarmistiche lette sui social, “la maggiore frequenza del 5G costituisce un rischio”. RadiationHealthRisks.com osserva che “Le reti 1G, 2G, 3G e 4G utilizzano una frequenza compresa tra 1 e 5 gigahertz. Il 5G utilizza una frequenza compresa tra 24 e 90 gigahertz “, e quindi afferma che” All’interno della porzione di radiazione RF dello spettro elettromagnetico, maggiore è la frequenza, più pericolosa è per gli organismi viventi”.

Tuttavia affermare che una frequenza più alta è più pericolosa rimane, per l’appunto, solto una semplice affermazione senza il supporto della scienza. Il 5G rimane di natura non ionizzante.

Vero è che nel 2011, l’Organizzazione mondiale della sanità è intervenuta, classificando le radiazioni RF come agente del Gruppo 2B, definito come “Possibilmente cancerogeno per l’uomo”. Anche questo è piuttosto fuorviante, dice Novella, «Bisogna guardare tutte le altre cose che classificano come possibile cancerogeno. In questo gruppo “2B” è stata inclusa anche la caffeina. Si tratta dunque di una classificazione così debole che praticamente non significa nulla. È come dire che “tutto causa il cancro”».

Parte del problema con la dichiarazione dell’OMS è che si concentra sul pericolo, non sul rischio. Una sottile distinzione spesso sfugge ai non scienziati, così come sfugge la rigorosa distinzione tra “precisione” e “accuratezza“. La precisione si riferisce a quanto sono strettamente collegati e vicini tra di loro i tuoi dati, l’accuratezza si riferisce a quanto i dati siano vicini al valore reale. Potresti avere una dozzina di termometri, tutti non calibrati bene che ti dicono tutti temperature simili, ma pur sempre sbagliate. Quando l’OMS classifica il caffè o il nichel o i sottaceti come “possibile cancerogeno”, sta dichiarando un pericolo senza tener conto del rischio reale. Spiega Novella, «Una pistola carica è un pericolo perché teoricamente può causare danni. Ma se la tieni chiusa in una cassaforte, il rischio è trascurabile»

Gli scienziati continueranno a testare le nuove reti man mano che la tecnologia evolve, per assicurarsi che ciò che utilizziamo ogni giorno sia davvero sicuro.

Per ora, tutto ciò che sappiamo sulle reti 5G è che non c’è motivo di allarmarsi. Dopotutto, ci sono molte tecnologie che utilizziamo ogni giorno con un rischio misurabile sostanzialmente più elevato. Sempre Novella: «Con il 5G il rischio è basso Basso, ma diverso da zero, anche se il rischio effettivo sembra essere zero. Non abbiamo ancora raccolto alcun segnale d’allarme nel mondo reale».

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