Storia

[Aggiornamento] Le atrocità commesse dal dittatore sovietico Joseph Stalin

Joseph Stalin è stato un dittatore che guidò l'Unione Sovietica dalla metà degli anni 20 fino al 1953 come segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e premier dell'Unione Sovietica.

Il Giorno Della Memoria ci ha ricordato le terribili atrocità commesse dai nazi-fascisti ma tante e altrettanto terribili furono le azioni dell’altro Grande Dittatore con la bandiera rossa. Joseph Stalin.

Stalin arrivò al potere come segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nei primi anni 1920 dopo la Rivoluzione Russa. In seguito divenne il dittatore indiscusso e de facto dell’Unione Sovietica ed era incredibilmente spietato quando si trattava di uccidere il suo popolo.

Stalin viene spesso paragonato ad Adolf Hitler, che uccise circa 6 milioni di ebrei nell’Olocausto. Anche Stalin, infatti entra di pieno diritto nell’elenco dei leader più assassini della storia. Il numero di morti sotto il dominio di Stalin (che divenne noto come stalinismo) è tuttavia incerto, data la segretezza del regime e ad una registrazione degli eventi piuttosto abbozzata. Per suo ordine, milioni di persone in Unione Sovietica morirono per esecuzione o nei campi di lavoro. Milioni di persone morirono di fame a causa delle sue politiche mal concepite e spesso volutamente crudeli.

Ecco le maggiori atrocità commesse da Joseph Stalin sotto il nome del Partito Comunista.

I Gulag

Lenin fondò il GULAG (acronimo che tradotto vuol dire, Amministrazione principale dei campi di lavoro collettivo), la rete di prigioni e campi di lavoro forzato in tutta l’Unione Sovietica. Ma fu Stalin a impiegarli per i loro scopi più orribili. I campi, come le prigioni di tutto il mondo, venivano utilizzati per ospitare i criminali. Lo scopo principale del GULAG, tuttavia, era quello di ottenere il controllo della popolazione attraverso la politica del terrore, imprigionando, torturando e uccidendo, quelli che criticavano il comunismo e chiunque avesse osato sfidare Stalin. Più di 3,7 milioni di cittadini sovietici furono costretti ad entrare nei campi, molti nelle aree più remote e sterili del Paese, tra il 1931 e il 1953, secondo un rapporto. Quasi 800.000 di loro sono stati uccisi.

La popolazione Gulag raggiunse il suo massimo numero di occupanti nei primi anni ’50 con circa 2,5 milioni di detenuti. Tra il 1934 e il 1944 passarono da 12 milioni a 14 milioni di persone in tutto. Non meno di 1,5 milioni di persone morirono nei Gulag tra il 1930 e il 1956

Dekulakization e insediamenti speciali

Dal 1929 al 1932, in nome della promozione del comunismo e del rafforzamento del suo potere, Stalin sequestrò la terra e le proprietà di milioni di famiglie contadine costringendoli a lasciare le proprietà (sistemando gli sfrattati nei GULAG).

Più di 1,8 milioni di contadini furono deportati. La campagna aveva lo scopo dichiarato di combattere la controrivoluzione e di costruire il socialismo nelle campagne. Questa politica portò di fatto sotto controllo statale tutta l’agricoltura e tutti i lavoratori della Russia sovietica.

Fame, malattie e esecuzioni di massa durante la dekulakization causarono almeno 530.000 a 600.000 morti dal 1929 al 1933, sebbene esistano anche stime più elevate.

La Grande Carestia

Stando ad una ricerca del professor Robert Conquest, circa 14,5 milioni di persone morirono di fame nella Grande Carestia del 1932-33, nota anche come Holodomor. Ucraina e Kazakistan furono i paesi maggiormente colpiti. Causa principale di questa Grande Carestia, furono le politiche di Stalin aperte ad una industrializzazione massiccia e che impoverì la produzione agricola contribuendo a questo disastro.

Inoltre, quella di Stalin fu una scelta strategica, assicurandosi che alcune aree fossero colpite più di altre. Accolse calorosamente molte delle morti, specialmente quando si trattava di nemici dello stato, “kulak” e “fannulloni” (coloro che non lavoravano nelle fattorie collettive). Citò Lenin dicendo che “Colui che non lavora, non mangia neppure”. Molti considerano la Grande carestia a dir poco un genocidio incolpando direttamente Stalin.

Le purghe di Stalin

Nel 1936, Stalin iniziò “La Grande Purga”, con l’obiettivo di liberare il Partito Comunista da alcuni dei suoi più grandi detrattori e rivali. All’inizio centinaia di migliaia di persone furono arrestate dall’NKVD di Stalin (la polizia segreta). Molti furono giustiziati o inviati al GULAG. Dei 103 membri più alti del Partito Comunista, 81 furono giustiziati.

Alla fine, oltre un terzo del Partito Comunista morì durante La Grande Purga, che ebbe l’effetto di terrorizzare anche la popolazione. Alla fine, nemmeno il capo dell’NKVD, Nikolai Yezhov, è stato risparmiato. Fu giustiziato nel 1940.

Stalin comprese il valore storico delle fotografie e come usarle per la propaganda. Il dittatore arrivò al punto di utilizzare i ritoccatori fotografici per eliminare i suoi nemici dalle fotografie, incluso Yezhov, che è stato sostanzialmente rimosso dal registro storico.

L’Ordine numero 227

Ma la brutalità di Stalin non si è fermata con civili e militari nemici del Partito Comunista. Si estendeva alle stesse persone che stavano combattendo per lui e per il paese. Nel 1942, mentre i tedeschi si facevano strada verso Stalingrado, nei primi giorni della seconda guerra mondiale, Stalin emise uno dei suoi editti più noti: l’ordine n. 227. Dichiarò che “Quelli che provocavano panico ed i codardi dovevano essere uccisi sul posto”.

I Prigionieri di Guerra

Contrariamente ai prigionieri di guerra di altri paesi alleati, i sovietici sopravvissuti ai campi di Hitler, tornati in patria dopo la guerra non erano affatto considerati come eroi. Molti subirono il rimpatrio forzato, mentre altri riuscirono a rimanere in Occidente, compresi alcuni criminali di guerra. Molti dei prigionieri tornati in patria passavano in pratica dai campi di concentramento tedeschi ai Gulag sovietici. Quelli che invece non furono inviati al Gulag subirono la fucilazione.

Sebbene Stalin sia elogiato da alcuni per aver aiutato a sconfiggere la Germania nazista, non bisogna dimenticare che, nell’agosto del 1939, firmò un patto di non aggressione con Hitler che, una settimana dopo la formalizzazione del patto, permise alla Germania di invadere la Polonia, dando il via alla seconda guerra mondiale. L’accordo conteneva anche un piano per dividere l’Europa tra le due potenze. Il patto fu infranto nel giugno del 1941 quando la Germania invase l’Unione Sovietica.

[AGGIORNAMENTO] Davvero Stalin ha spennato pollo vivo a mani nude per dare una lezione ai suoi seguaci?

Si racconta un aneddoto piuttosto raccapricciante attribuito al leader sovietico Joseph Stalin. Questo racconto lo vede spennare un pollo vivo per dimostrare “quanto sia facile governare persone stupide”.

Una volta Stalin strappo via le penne da una gallina viva per dare una lezione ai suoi seguaci. Poi l’ha poggiata a terra a qualche passo di distanza da lui. La gallina sanguinava ed era sofferente ma quando Stalin cominciò a tirargli manciate di grano, questa cominciò a seguirlo. Stalin così, disse ai suoi seguaci: «Ecco quanto è semplice governare gente ignorante e stupida, ti seguiranno a prescindere dal male che gli fai, basta dare loro qualche regalo una volta ogni tanto»

Di questo aneddoto non ci sono fonti contemporanee alla vita di Stalin (morì nel 1953), tanto meno nei decenni successivi. Le prime testimonianze sembrano risalire tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90. Nel 1988, un articolo del New Yorker attribuisce questo racconto a degli scritti di metà anni ’80 dell’autore anti-stalinista Chingiz Aitmatov:

Stalin convocò i suoi più stretti compagni d’armi. «Capisco che vi state chiedendo come io faccia a governare le persone in modo che ognuno di loro … mi consideri un Dio vivente. Ora vi insegnerò l’atteggiamento giusto nei confronti delle persone». Ordinò che gli fosse portato un pollo. Lo spennò vivo, davanti a tutti, fino all’ultima piuma, fino alla carne rossa, finché sul pollo non rimase solo la cresta sulla sua testa. «E ora guardate», disse, e lasciò andare il pollo. Sarebbe potuto andare dove voleva, ma non è andato da nessuna parte. Faceva troppo caldo al sole e troppo freddo all’ombra. Il povero uccello poteva solo schiacciarsi contro gli stivali di Stalin. E poi gli lanciò una briciola di grano e l’uccello lo seguì ovunque andasse. Altrimenti, sarebbe morto di fame. «Questo», ha detto ai suoi allievi, «è come governate il nostro popolo».

Quindi è vero? Aspetta …

Aitmatov sembra quindi essere la fonte di questo aneddoto. Tuttavia Aitmatov, scriveva in modo allegorico. Le sue opere spesso si intrecciano con miti e racconti popolari, collegando i loro insegnamenti con personaggi concreti. Lo stesso Aitmatov ha riconosciuto questa sua caratteristica scrivendone nell’introduzione del suo romanzo “Il giorno che durò più di un secolo”.

Dato che Aitmatov è la fonte apparente di questo aneddoto, che questo non è apparso se non dopo circa 30 anni dalla morte di Stalin e che Aitmatov era noto per il suo uso dell’allegoria …

Molto probabilmente il racconto non è un resoconto letterale di qualcosa che Stalin ha fatto, ma piuttosto qualcosa che Aitmatov ha inventato (o ha sentito altrove) e che ha attribuito a Stalin.

Pertanto è molto probabile che si tratti soltanto di una leggenda.

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