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Perché la gente parla di politica sui Social Networks?

Fondamentalmente perché se ne strafrega di quello che pensi tu

Avventurarsi in un dibattito politico online può essere più insidioso di una passeggiata in un campo minato.

Cerca in qualsiasi Social una discussione o un commento sulla politica, e quasi sicuramente ti troverai davanti ad un numero molto alto di iterazioni con il post. Ma l’elevato numero di visualizzazioni o di commenti non è la sola caratteristica che ti balzerà agli occhi. Osserva bene e potrai anche individuare i tipi di personalità che sono attratte da discussioni online di questo genere

Una ricerca condotta dal giornale on-line “The Conversation“, ha scoperto che le persone si impegnano nella politica sui Social Media sono alla fine proprio quelli che meno si preoccupano di ciò che pensano gli altri.

Proprio questo fattore contribuisce ai toni al vetriolo che il più delle volte queste conversazioni assumono e che scoraggia alla fine scoraggiano molti utenti a prendere parte a quella discussione. Il risultato è che gli utenti, preferiranno seguire solo argomenti con i quali sono d’accordo senza neanche provare a fornire il loro punto di vista quando la pensano diversamente.

Quando i Social Media sono diventati popolari negli anni 2000, si pensava che questa neo nata realtà avrebbe potuto consentire ad un gruppo diversificato di persone di partecipare costruttivamente al dibattito politico. Chiunque avrebbe potuto pubblicare qualunque cosa e vedere le proprie parole diffuse nei feed di notizie di centinaia di persone.

Ma per molte persone, la politica è una questione delicata e quindi hanno timori ad esporsi. Sui social media, il pubblico è generalmente invisibile a meno che non si interagisca commentando, apprezzando o condividendo un contenuto. Quindi, anche se qualcuno fosse interessato alla politica, è probabile non intervenga in una discussione per timore del rifiuto sociale. Non pochi decidono quindi di stare lontano dalla pubblicazione, dalla condivisione o dal commentare questioni politiche a meno di non essere sicuri di una pressoché globale approvazione.

Un gruppo di studiosi di scienze politiche, psicologia e scienze della comunicazione, ha deciso di studiare i tratti di personalità delle persone che pubblicano contenuti politici sui Social Media rispetto a quelli che non lo fanno.

Tra i tanti tratti comuni emersi, uno si è dimostrato particolarmente interessante.

La sensibilità al rifiuto

La sensibilità al rifiuto è una misura consolidata nella psicologia sociale che misura la propensione al rischio sociale.

Per misurare la propensione al rischio significa valutare come ci si comporterebbe in determinate situazioni ipotetiche.

  • Come reagiresti se fossi biasimato per qualcosa che hai detto o fatto?
  • Come reagiresti se fossi respinto da una persona che ti piace?
  • Come ti comporteresti se fossi invitato ad una festa dove non conosci nessuno?

Queste ed altre domande simili, fanno tutte parte di un puzzle che una volta completato danno la misura della propensione al rischio sociale di un individuo. Un valore basso ottenuto indica una bassa sensibilità al rifiuto e viceversa.

Quelli del “The Conversation” hanno studiato il rapporto tra sensibilità al rifiuto e l’attività politica sui Social Network in un sondaggio proposto a circa 2.000 residenti svedesi. The Conversation ha successivamente intervistato 60 giovani svedesi al fine di comprendere meglio il motivo che li spinge a prendere o non prendere parte ad un dibattito politico online.

L’analisi statistica ha mostrato che poco importano età, istruzione, genere e interesse politico, la sensibilità al rifiuto ha un effetto significativo sul pubblicare o meno contenuti politici sui social. Le persone che temono fortemente di essere respinte evitano di condividere contenuti politici nei propri profili.

Ad esempio: un uomo o una donna di 30 anni con un’istruzione universitaria e un interesse per la politica ma con un alto grado di sensibilità al rifiuto ha il 40% di probabilità in meno di condividere o pubblicare contenuti politici rispetto a qualcuno con le stesse caratteristiche ma con un basso grado di sensibilità di essere socialmente respinto.

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