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San Gennaro: La meccanica di un miracolo

Il sangue di San Gennaro non si è liquefatto? Agitare prima dell'uso!

Un’ampolla di vetro sigillata contenente una sostanza oscura sconosciuta. Si racconta sia il sangue coagulato di San Gennaro. L’ampolla viene mostrata più volte all’anno davanti a una folla gremita nel Duomo di Napoli. Mentre il contenitore viene maneggiato durante la solenne cerimonia, la massa solida al suo interno, improvvisamente si liquefa sotto gli occhi di tutti.

San Gennaro

Tradizione vuole che San Gennaro sia stato vescovo di Benevento per poi morire da Martire cristiano decapitato per mano dell’imperatore Diocleziano, nel 305 d.C. a Pozzuoli. Cerimonie in suo onore furono istituite dall’arcivescovo Orsini di Napoli nel 1337. Tuttavia, fino al 17 agoto del 1389 mai veniva menzionato questo suo miracoloso sangue. Una cronaca di Napoli scritta nel 1382 descrive il culto di San Gennaro neanche in questo documento c’è alcuna menzione né del miracolo né della reliquia. È molto probabile che “il sangue di San Gennaro” sia una delle tante reliquie che si sono spuntate fuori durante il Medioevo.

La reliquia e la cerimonia

La reliquia è un’antica fiala di vetro sigillata, rotonda e appiattita, con un volume stimato di 60 ml, riempita per metà con una sostanza scura sconosciuta. La fiala, insieme a una più piccola vuota, è racchiusa tra le due pareti di vetro arrotondate del reliquiario d’argento portatile. Durante la cerimonia il reliquiario viene maneggiato e ribaltato per controllare se la liquefazione ha avuto luogo. La liquefazione a volte avviene quasi immediatamente, o può richiedere anche ore o giorni.

C’è chi sostiene che il sangue non si limiti a liquefarsi. Si dice infatti che la massa liquida bolle o schiuma. Il colore, dicono, cambi da un marrone scuro a un marrone rossastro, così come il suo volume ed il suo peso.

Il Miracolo di San Gennaro Spiegato dalla Scienza?

Quando del sangue viene prelevato da un corpo vivente e versato in un contenitore, la proteina sierica solubile, il fibrinogeno, forma una rete di fibrina insolubile, che a sua volta lega gli eritrociti creando un coagulo gelatinoso. Questo coagulo può essere scomposto meccanicamente, ma una volta fatto ciò, il coagulo non può ripresentarsi. Insomma, la risolidificazione di un campione di sangue sarebbe ancora più sorprendente della sua prima liquefazione.

In effetti, il processo di ri-coagulazione della reliquia di Napoli si verifica generalmente quando le fiale sono al sicuro nel loro caveau chiuso a chiave e lontane da occhi indiscreti.


Negli anni, in molti hanno provato a dare una spiegazione al fenomeno.

Magnetismo, una non meglio precisata forza del Vesuvio, psicocinesi, poltergeist, spiritismo …

Alcune altre ipotesi erano più che altro provocazioni

Il miracolo è un trucco magico, una bufala compiuta consapevolmente dalla Chiesa (Ma come avviene il trucco? Come è possibile mantenere questo segreto per secoli?).

Il contenuto della fiala è una sostanza fotosensibile che cambia il suo stato da solido a liquido sotto l’influenza della luce (nessun esempio di tale materiale è stato mai proposto).

La sostanza sconosciuta è una crescita periodica di microrganismi: (come sopra e non possibile all’interno di un contenitore sigillato).

La sostanza è un solido deliquescente igroscopico, che diventa liquido quando assorbe l’umidità dall’aria (questa ipotesi spiegherebbe anche la presunta variazione di peso, ma richiederebbe una fiala aperta.)


Bel tentativo .. ma non ci siamo!

Nel 1890 si sono provate miscele di cioccolato in polvere e zucchero in acqua, o caseina e sale nel siero del latte
siero. Queste sospensioni torbide di solidi in un liquido denso si separano per formare una spessa crosta in superficie che funge da tappo. Un tappo abbastanza solido da impedire che il flusso della parte più pesante e liquido sottostante possa muoversi liberamente all’interno del contenitore, facendolo così apparire solido. Quando vengono agitati, i due componenti si mescolano, così da simulare un cambio di stato. Sebbene interessante, questo tentativo è stato piuttosto rozzo, non riuscendo ad impressionare quelli che avevano familiarità con la reliquia.


Una delle ipotesi più avvalorate era quella che la sostanza sconosciuta fosse semplicemente una miscela con un basso punto di fusione. La sostanza appariva quindi solida se conservato in un luogo fresco, per poi sciogliersi se portata sull’altare, più caldo, vicino a candele accese, in mezzo a una folla fervente.

Questa ipotesi è stata registrata per la prima volta già nel 1826 ed è stata supportata da numerose ricette, per lo più a base di cere, grassi o gelatine, più coloranti adatti. C’è tuttavia un però. Miscele come queste hanno un punto di fusione costante, mentre la cerimonia di scioglimento del sangue può essere eseguita a temperature ambiente diverse (maggio, settembre, dicembre).

E se fosse tissotropia?

La tissotropia potrebbe rivelarsi una buona ipotesi per spiegare questo “miracolo”. La tissotropia è la proprietà che hanno alcuni gel di diventare più fluidi, passando anche da solidi a liquidi, se agitati, per poi risolidificare quando lasciati in piace. Esempi di tali sostanze sono il ketchup, la maionese e alcuni tipi di vernici e dentifrici. Così, l’atto stesso di maneggiare il reliquiario, capovolgerlo ripetutamente per verificarne lo stato, potrebbe fornire lo stress meccanico necessario per indurre la liquefazione.

Questa ipotesi, tra l’altro, potrebbe anche giustificare la buona fede dei partecipanti al rito, dato che il cerimoniere compie movimenti che possono certamente controllare i tempi della liquefazione. Nel corso dei secoli, si sono spesso osservate, in effetti, liquefazioni inattese durante la manipolazione del
valigetta per le riparazioni.

Esperimenti tissotropici …


A supporto dell’ipotesi tissotropia, i ricercatori italiani Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini e Sergio Della Sala, hanno composto campioni le cui proprietà somigliavano a quelle della reliquia.

I tre scienziati hanno utilizzato solo sostanze che sarebbero state disponibili anche nel XIV secolo. Dopo alcuni test con argille bentonitiche (producendo un gel tixotropico ma sgradevolmente simile al fango), si è optato per una soluzione colloidale di ossido di ferro di colore bruno-rossastra. Il gel aveva la giusta tonalità di marrone senza l’aggiunta di alcun colorante e soprattutto diventava perfettamente liquido
quando agitato. Proprio come la reliquia, poi, il liquido produceva bolle sulla sua superficie lucida.

Un inganno possibile

Tutti i composti per questa miscela erano a disposizione per un artista o alchimista già nel 1300.

Il carbonato di calcio, che poteva essere ottenuto da gesso, calcare o gusci d’uovo tritati, formava la base di molti pigmenti pittorici bianchi. Se questo non fosse stato disponibile, si poteva ripiegare sul carbonato di potassio, utilizzando ceneri del legno.
Il Cloruro Ferrico, a quel tempo era un minerale chiamato molisite, e si trovava in natura solo vicino a vulcani attivi. Guarda caso, Napoli è vicina al Vesuvio. Inoltre, dopo il sangue di Gennaro, che si sciolse nel 1389, numerosi miracoli simili si verificarono dentro e intorno
Napoli, anche se la maggior parte di loro sembra aver smesso di funzionare dopo un po’ di tempo. Queste coincidenze potrebbero essere spigate dal fato che si cercava di imitare il miracolo originale o che siano nate tutte insieme data la presenza di molisite in quella particolare zona. Nel 1389 era in costruzione il Duomo di Napoli ed erano presenti a Napoli artisti da tutta Italia. A quei tempi il Re era Roberto d’Angiò, una persona pia, che certamente sarebbe stato contento di avere una “reliquia del sangue sacro”. In quei giorni la necessità di reliquie era molto diffusa così come i tentativi di contraffazione. Il il sudario di Torino, ad esempio, è stato datato al carbonio come risalente a quegli stessi anni.

Test ed analisi


Poiché la Chiesa cattolica ha sempre vietato l’apertura dei contenitori sigillati, un’analisi spettroscopica fu eseguita per la prima volta nel 1902 per mezzo di uno spettroscopio a prisma. La fonte di luce era una candela con grani di sale sullo stoppino. La luce della candela ha quindi attraversato un sottile strato di “sangue” fluido e quattro strati di vetro (le due pareti dell’ampolla più i due della cassa della reliquia). L’esperimento ha rilevato le caratteristiche bande di assorbimento proprie dell’emoglobina.


La stessa analisi è stata replicata nel 1989 utilizzando lo stesso tipo di spettroscopio a prisma. Questa volta, però, la sorgente di luce erano delle lampade elettriche e gli spettri sono stati registrati fotograficamente. Anche in questo caso, è stata segnalata la rilevazione dell’emoglobina.

Si fa sempre riferimento a questo test come “prova scientifica” della presenza di sangue nella fiala. Tuttavia, si dovrebbe considerare anche che

a) I risultati non sono stati sottoposti a una rivista ufficiale, ma stampati privatamente dalla Curia di Napoli. Il libretto è in vendita presso la libreria del Duomo.
b) Non è chiaro il motivo per cui è stato utilizzato uno spettroscopio a prisma vecchio stile invece di uno più affidabile
moderno spettrofotometro elettronico.
c) Nessun composto incolore e / o sospensione di solidi opachi apparirà nello spettro del visibile.
d) Gli stessi Autori riconoscono che altri coloranti rossi potrebbero essere scambiati per emoglobina.
e) Recenti indagini hanno dimostrato che in condizioni di test solo visivi come quelli effettuati nel 1989 il gel di ossido di ferro ha spettri molto simili a quelli del sangue antico, poiché in quest’ultimo mancano le bande caratteristiche dell’ossiemoglobina.

f) Gli spettri non mostrano calibrazione della lunghezza d’onda e sembrano di qualità estremamente scarsa. Ci sono anomalie insolite, come un contrasto di colore molto netto e uno spettro distorto nella
distribuzione. In effetti, sullo stampato non è nemmeno possibile identificare una chiara banda di assorbimento.

Quindi?


Quindi le motivazioni “scientifiche” che sostengono che all’interno del reliquiario ci sia del sangue, si appoggiano a basi molto fragili.
Le variazioni di volume del “sangue” sono semplici affermazioni senza nessuna prova concreta. L’illusione di una variazione di volume potrebbe essere dovuta alla massa viscosa che aderisce al vetro, o anche ad una asimmetria delle ampolle.


Anche le variazioni di colore non sono documentate.

Variazioni di peso furono registrate nel 1900 e nel 1904 (con un aumento fino a 28 g su una quantità stimata di “sangue” di 30 ml). Ancora una volta, questi dati sono stati pubblicati solo su una rivista religiosa, senza alcuna spiegazione ulteriore. Inoltre, anche un opuscolo pubblicato dalle autorità della Chiesa e disponibile presso la Libreria del Duomo, recita che “da test effettuati negli ultimi cinque anni utilizzando bilance elettriche non si è riuscito a confermare alcuna variazione di peso”.